Il fervido nazionalismo scozzese tra le righe dimenticate di James Grant

James Grant è oggi un autore rimasto sepolto nelle macerie dei primi movimenti nazionalisti del XIX secolo. Nell’articolo, una disamina dei suoi maggiori scritti che ricordano il suo amore per la Scozia.

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A molti lettori il nome di James Grant forse non è giunto, ma per il popolo scozzese è stato uno scrittore impegnato che ha contribuito al rafforzamento della loro identità nazionale. Nasce nel 1822 a Edimburgo, figlio di un generale dell’esercito scozzese. Si dedica alla scrittura fin da subito, tant’è che vanta più di 90 pubblicazioni.

La peculiarità di Grant è che più della metà delle sue opere – tutte in prosa – riguardano la guerra. Il contesto bellico, e di conseguenza la spinta nazionalistica sottesa nelle storie raccontate, può esser considerato un elemento biografico poiché riporta su carta stampata molti aneddoti raccolti dal padre e molti invece vissuti da lui in prima linea, essendo stato un consulente per l’esercito scozzese. Diventa conosciuto già a 22 anni con “The Romance of War”, che servirà da modello per “The Scottish Soldiers of Fortune” (1889) piena realizzazione letteraria del nazionalismo di Grant. 

Leggendo un suo romanzo, è impossibile non notare l’amore per la Scozia dalle idilliache descrizioni naturalistiche che spesso si oppongono al paesaggio maligno dove le sue storie hanno luogo: Francia, Spagna e soprattutto Russia e Inghilterra. L’obiettivo è risaltare la libertà e la spensieratezza che si respirano nei luoghi scozzesi, mentre l’intento delle descrizioni macabre è quello di far asfissiare il lettore, farlo sentire oppresso dagli imperi occidentali totali che propagandano un’ottima qualità di vita mentre in realtà il loro popolo è continuamente martoriato da tali despoti. La realizzazione di ciò avviene nel suo romanzo “The Secret Dispatch” (1869), ambientato nell’Impero russo di Caterina II. Il disprezzo di Grant per tali potenze è evidente e non richiede una lettura attenta: esprime chiaramente riga dopo riga le proprie opinioni, come nel passaggio che segue: 

“Oh,” thought he, “to be with Natalie on the side of a green and breezy Scottish mountain, on any part of the shore of free and happy Britain! to be with her there in peace and

security, far, far from this land of suspicion and ferocious despotism, of state intrigues and

savage punishments, where every second man is the spy upon, and the betrayer of, his fellow. 

(The Secret Dispatch, Cap. XVIII, p. 183)    

Nel romanzo, inoltre, elogia e dedica un lieto fine a tutti quei personaggi che appartengono a minoranze etniche – zingari russi e cosacchi che lottano per una realizzazione identitaria – e salva soprattutto il protagonista: un soldato scozzese che fino alla fine aveva servito la corona russa, per poi ricredersi nel finale e riprendersi la sua vita.

Quello che contraddistingue Grant nella scrittura sono i continui riferimenti alla letteratura scozzese. Cita canzoni di Bardi come Robert Pollok, o interi estratti del più importante volume di propaganda anti-inglese del 1500 nonché fondamentale testo per la lingua scozzese, il “The Complyant of Scotland”.     

Per il proprio Paese si impegna anche politicamente fondando la Association for the Vindication of Scottish Rights nel 1853, il primo vero movimento nazionalista della Scozia. Nonostante tali propositi, muore nel 1887 dimenticato dal suo stesso popolo che tanto ha amato. 

Dalla penna di James Grant sono stati pubblicati romanzi mai più letti, comunque scorrevoli e piacevoli che incuriosiscono il lettore per le implicazioni che si susseguono nelle sue storie, ma ancor di più sono romanzi che documentano i nazionalismi del secolo XIX nate per contrastare l’egemonia degli imperi occidentali.  

NICOLO’ ROSO