Raccontare l’ambiente: Introduzione all’Ecocritica

C’era una volta una città nel cuore dell’America dove tutta la vita sembrava scorrere in armonia con il paesaggio circostante. La città si stendeva al centro d’una scacchiera di operose fattorie, tra campi di grano e colline coltivate a frutteto dove, di primavera, le bianche nuvole dei rami in fiore spiccavano sul verde dei prati.(R. Carson, Primavera silenziosa, 1962).

I. Nascita di una disciplina 

È il 1962 quando la biologa Rachel Carson, tra argomentazioni scientifiche e prosa letteraria, pubblica Silent Spring. La sua denuncia di biocidio, dovuta all’uso indiscriminato di pesticidi in agricoltura, sarebbe divenuta poco dopo manifesto del movimento ambientalista – che avrebbe raggiunto la sua piena realizzazione nel 1970 con l’introduzione dell’Earth Day. 

Solo due anni dopo, nel 1972, Joseph Meeker con il saggio The Comedy of Survival dichiarerà che gli esseri umani sono le uniche creature in grado di fare letteratura e, per questo motivo, ogni testo letterario va interpretato attraverso una nuova prospettiva. Nello specifico, il comparatista si chiede se la letteratura possa contribuire alla sopravvivenza della specie umana anziché alla sua estinzione. 

Si arriva, così, alla prima definizione di ecologia letteraria, che studia il rapporto tra uomo e ambiente all’interno di un testo letterario e ne individua, quindi, il ruolo giocato dalla letteratura. 

Il concetto di “ecocritica” comparirà, invece, solo nel 1978 nell’articolo Literature and Ecology: an Experiment in Ecocriticism di William Rurckert. Dalle parole greche kritis e oikos, il termine indica «il giudizio critico sulla dimora-casa dell’uomo e le relazioni che questo intrattiene con la restante ecosfera» (D. Salvadori, Ecocritica: diacronie di una contaminazione, 2016). 

L’affermazione dell’ecocritica, anche a livello accademico, inizierà a partire dagli anni Novanta. La pubblicazione nel 1996 del libro The Ecocriticism Reader, a cura di Cheryll Glotfelty e Harold Fromm – ancora oggi punto di riferimento per una visione d’insieme della materia – introdurrà, infatti, le definizioni teorico-pratiche della nascente ecologia letteraria e, al contempo, denuncerà l’assenza di una prospettiva ambientale negli studi letterari contemporanei. 

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Copertina del libro di R. Carson, Silent Spring, Houghton, 1962 e copertina del libro a cura di C. Glotfelty e H. Fromm, The Ecocriticism Reader, University of Georgia, 1996

Si può notare come l’ecocritica sia nata e si sia sviluppata innanzitutto in un contesto anglo-americano, in cui il precoce incontro tra natura selvaggia e sviluppo industriale ha favorito lo sviluppo di una certa sensibilità naturalistica. In Italia, al contrario, è evidente una lenta e difficile affermazione. «I motivi sono tanti» ha affermato Serenella Iovino – tra le voci più autorevoli dell’ecocritica internazionale – «dalla scarsa educazione ai problemi ambientali, a un certo scetticismo per il “nuovo”, dovuto forse all’attaccamento verso visioni consolidate delle discipline, specialmente quelle umanistiche» (E. Visco, Serenella Iovino: “Ecologia e letteratura un binomio inscindibile”, 2015). Resistenze culturali, ma anche accademiche, quindi. Nonostante ciò, appare chiaro che negli ultimi anni sia cresciuto il numero degli interessati a questo filone di studi. 

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Serenella Iovino e copertina di Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, Edizioni Ambiente, 2006

II. Temi e obiettivi 

Cosa significa, quindi, fare ecocritica? Prima di tutto, occorre chiedersi in che modo la natura si traduce in immagini letterarie. Dentro il testo, l’ecocritica ricerca e analizza la relazione che si crea tra ambiente e cultura, leggendo le «opere attraverso la lente delle immagini culturali della natura che esse sono in grado di dare, e dei valori che esse associano a queste immagini» (S. Iovino, Ecologia letteraria, 2006). Inoltre, però, guarda al contesto all’interno del quale si collocano l’opera letteraria e l’autore, che è, a sua volta, un soggetto agente e influenzante degli ecosistemi. 

Le margherite si coricano presto al tramonto, appena la luce si fa di perla e l’orizzonte s’imporpora. Piegano il capo, raccolgono un poco i petali, stringono le foglie allo stelo e si addormentano subito. Dafne invece avrebbe voluto restare sveglia più a lungo per seguire i misteriosi cambiamenti che avvenivano intorno a lei e per strappare alla notte i suoi segreti. (M. Madieri, La radura, 1987).

In che modo è rappresentato l’ambiente naturale in un testo letterario? Qual è il ruolo del physical setting nella trama? Come vengono descritti il mondo vegetale e il mondo animale? Il testo può influenzare la relazione uomo-ambiente? Quale orientamento ecologico è veicolato? Queste sono alcune delle domande che bisogna porsi, ma non basta. L’ecocritica non è solo uno studio tematico e un esercizio teorico, perché è e deve essere anche militanza: quindi, non solo analizzare i testi «per definire in che modo la natura e la relazione con l’umano rientrino nella rappresentazione letteraria e si consolidino come immagini culturali» ma, nel far ciò, «sollecitare un cambiamento e una maggiore consapevolezza delle questioni ecologiche» (S. Iovino, Ecologia letteraria, 2006). 

Un vero paesaggio lunare… da una parte e dall’altra della strada si stendevano fino all’orizzonte i campi coperti di dolomite bianca. Lo strato superficiale contaminato del suolo era stato asportato e interrato altrove, e al suo posto era stato sparso un uniforme strato di sabbia di dolomite. Non sembrava più la nostra terra… (S. Alekseivič, Preghiera per Černobyl’, 1997).

Se, inizialmente, l’ecocritica si soffermava soltanto alle varie forme di natural writing – poesia della natura, saggio naturalistico, memorie di viaggio – oggi si rivolge a qualunque tipo di contesto ambientale: «è sbagliato credere che l’ecocritica riguardi solo la letteratura che parla di luoghi rurali e selvaggi. Al contrario, ogni tipo di ambiente è promettente per la ricerca ecocritica» (L. Buell, The Future of Environmental Criticism: Environmental Crisis and Literary Imaginations, 2005). Non ci sono più limiti ai tipi di ambiente, alle forme di vita o ai generi letterari di cui occuparsi. Per citare la prima legge dell’ecologia, infatti, everything is connected to everything else. 

L’ecocritica contemporanea, dunque, si propone una doppia missione: quella teorica, che riguarda l’analisi letteraria; quella pragmatica, che ha valore etico e pedagogico.

Per cominciare: suggerimenti di letture eco-oriented

● Aleksievič Svetlana, Preghiera per Černobyl’, 1997

● Bettarini Mariella, Lettera agli alberi, 1991

● Carson Rachel, Silent Spring, 1962

● Corti Laura, Una lepre con la faccia di bambina, 1978

● Madieri Marisa, Verde acqua. La radura, 1998

● Montrucchio Alessandra, E poi la sete, 2010

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

IOVINO SERENELLA, Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, Milano, Edizioni Ambiente, 2006

SALABE’ CATERINA (a cura di), Ecocritica. La letteratura e la crisi del pianeta, Roma, Donzelli 2013

SALVADORI DIEGO, Ecocritica: diacronie di una contaminazione, in «LEA – Lingue e letterature d’Oriente e Occidente», n. 5 (2016), pagg. 671-699

SCAFFAI NICCOLO’, Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa, Roma, Carocci, 2017TURI NICOLA (a cura di), Ecosistemi letterari. Luoghi e paesaggi nella finzione novecentesca, Firenze, FUP, 2016

VALENTINA PIETRANGELI