RICOSTRUIRE LA STORIA SOTTO LA LENTE DELL’ARALDICA

Lo studio degli stemmi araldici è apparentemente una disciplina di nicchia afferente a un mero interesse antiquario, o comunque una materia di scarso interesse ampiamente trascurata dal gusto moderno: eppure un volume di araldica in lingua francese, Les Dynasties d’Europe (J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe. Héraldique et gênéalogie des famillies impériales et royales, Bordas, 1984) è capace di dimostrare come, da questa disciplina così apparentemente di scarso interesse, sia possibile tracciare una ricca ed articolata ricostruzione della storia e delle dinamiche che l’hanno determinata. 

In uno scaffale della biblioteca di Lingue e Lettere dell’Università degli Studi di Macerata, giace ignorato dai più un singolare testo in lingua francese: Les Dynasties d’Europe (J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe. Héraldique et gênéalogie des famillies impériales et royales, Bordas, 1984), un testo di araldica teso a ricostruire l’identità delle dinastie reali europee mediante lo studio dei loro stemmi.

La prefazione al suddetto testo, scritta da Ottone d’Asburgo-Lorena, erede ormai defunto degli Imperatori d’Austria-Ungheria che dette il suo personale contributo alla costruzione stessa dell’Europa contemporanea uscente dalle due guerre mondiali, fa leva sulla necessità, per le future generazioni d’Europa, di unire ai progressi delle moderne scienze giuridiche, tecniche ed economiche anche la conoscenza e lo studio della propria storia, ciò in controtendenza rispetto ad un orientamento generale proteso verso il disinteresse e l’oblio nei confronti di essa: l’araldica, dice il Principe Ottone, è una disciplina utile in tal senso.

Dopo un rapido inquadramento generale della situazione, seguirà l’analisi esemplificativa di alcuni stemmi storici propri a nazioni della Vecchia Europa.

1. IL VALORE SIMBOLICO DELL’ARALDICA

Se volessimo parlare in termini di metodo riferendoci ad una ricostruzione di storia basata sull’araldica, potremmo dire che l’approccio seguito da questa disciplina sia un approccio di tipo simbolico: gli araldi non sono stemmi dal valore puramente estetico, formale e celebrativo, bensì forieri di un significato, poiché narrano le vicende salienti e le caratteristiche specifiche del loro portatore, assumendole sotto le vesti della mentalità simbolica.

Ogni dinastia ed ogni regno hanno un corrispettivo araldo, cui non di rado si aggiungono nell’arco dei secoli raffigurazioni sempre più composite e complesse: i re tessono politiche matrimoniali per espandere i loro territori, avanzano rivendicazioni che giustificano guerre e conflitti di potenza, portano con sé azioni e gesta proprie ai loro predecessori, intendono porsi in linea di continuità rispetto a determinati fattori d’origine. Il tutto è scritto e leggibile nei loro araldi, dove è trasposto nella forma del simbolo.

Studiando come uno stemma araldico si sia evoluto e trasformato nell’arco della storia, non è esagerato affermare che possiamo arrivare a ricostruire le vicende salienti di un Regno, di una Casa regnante e di una Nazione, vicende che non di rado si intrecciano con quelle del più ampio contesto europeo nel quale essa è inserita. Les Dynasties d’Europe viene ad essere, dunque, non un semplice scritto di antiquariato su un tema di scarso interesse, bensì un ricco sunto dell’intera storia d’Europa attraverso lo sviluppo delle dinastie che l’hanno in passato governata e dei loro vicendevoli rapporti politici e dinastici.

Per entrare nel vivo di questa tesi, illustriamo ora alcuni esempi selezionati: mediante la ricostruzione evolutiva dello stemma del Regno Unito vedremo come l’araldica ci permetta di focalizzare il lineare sviluppo storico effettivo di quella nazione; fermandoci brevemente sul simbolismo inerente allo stemma del Regno dei Paesi Bassi potremmo comprendere cosa abbia caratterizzato essenzialmente quella piccola potenza nella sua collocazione entro i vecchi equilibri europei; lo stemma delle Due Sicilie e quello del Brabante invece ci mostreranno la possibilità di ricostruire i complessi intrecci e legami che su di una scala più ampia coinvolgono più di una dinastia, e che dunque conducono dal contesto locale e nazionale di un regno al contesto europeo in cui esso è inserito.

2. IL REGNO UNITO: L’EVOLUZIONE STORICA DI UNA NAZIONE ATTRAVERSO L’ARALDICA

Stemma araldico del Regno Unito

Il Regno d’Inghilterra si forma a seguito delle invasioni normanne della Gran Bretagna, con la definitiva conquista ad opera di Re Guglielmo il Conquistatore, un discendente del condottiero scandinavo Rollone, storicamente stanziatosi nella regione francese peninsulare della Normandia: lo stemma araldico di questi sovrani è originariamente rappresentato da due leopardi dorati su sfondo rosso. 

Enrico II d’Inghilterra, della dinastia Plantageneta discendente da Guglielmo, sposerà Eleonora d’Aquitania: i territori normanni in Francia ed Inghilterra sono ora unificati e ai due leopardi d’Inghilterra si viene ad aggiungere ora anche il leopardo d’Aquitania. I discendenti di Enrico II, tra i quali si sottolinea il famigerato Re Riccardo Cuor di Leone, regneranno con il celebre stemma che presenta tre leopardi su sfondo rosso.

I Plantageneti d’Inghilterra dispongono così di un loro specifico regno insulare, al contempo vantano ampi possedimenti in stato di vassallaggio nei confronti del Regno di Francia, entro i quadri del quali sono forse i feudatari più potenti di tutti: una tale situazione altamente generativa di ambiguità e tensioni caotiche sfocia nella Guerra dei Cent’Anni, combattuta lungo tutto l’arco del tardo Medioevo tra il Regno di Francia e quello d’Inghilterra. (2. L’Angleterre Médiévale in J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe, pp. 14-21).

Con Edoardo III d’Inghilterra, figlio di un matrimonio con una principessa francese, i potenti feudatari Plantageneti rivendicano i loro diritti ad ereditare il Trono stesso di Francia: lo stemma araldico presenta ora quattro distinti quadranti, due dei quali occupati dal tradizionale stemma normanno, sui restanti viene ora disposto lo stemma francese (gigli dorati su sfondo blu) a rappresentare un tale stato di cose. È questo lo stemma con il quale il Regno d’Inghilterra fa ingresso nell’Età moderna oltre la guerra civile che porterà all’affermazione dei Tudor, durante il cui regno, nonostante la sconfitta bellica nella Guerra dei Cent’Anni, la pretesa al Trono di Francia sarà ancora rivendicata formalmente.

L’Età moderna è l’età in cui, dal contesto del Medioevo gerarchico e feudale, si passa alla moderna concezione nazionale centrata attorno all’architettura dello Stato assoluto prima e costituzionale poi; dall’Inghilterra medievale ci si avvia ora alla formazione del Regno Unito propriamente detto. Con l’estinzione della dinastia Tudor il Trono d’Inghilterra passa ai sovrani di Scozia, gli Stuart, già Re oltre che in Scozia anche in Irlanda: i quattro quadranti dello stemma sono rivisti ed in essi sono ora rappresentati, assieme all’araldo medievale d’Inghilterra cui è annessa anche la pretendenza al Trono francese, anche il leone rampante di Scozia e l’arpa d’Irlanda.

Con la Gloriosa rivoluzione la dinastia Stuart viene radiata dalle leve del potere ed il moderno costituzionalismo liberale trova negli Orange-Nassau prima e negli Hannover poi i suoi patrocinatori. Il Regno unito è infine costituito, la pretendenza al Trono di Francia, preservata in stato nominale fino al regno di Giorgio III di Hannover, sarà definitivamente abbandonata, lo stemma araldico si avvia verso la sua definitiva configurazione: l’araldo di Francia sparisce e, al centro di uno scudo raffigurante i tre stemmi di Inghilterra, Scozia ed Irlanda vengono apposti dapprima il leone dei Nassau, poi sostituito con lo stemma familiare della dinastia Hannover, abbandonato solo nel tardo Ottocento, quando la Regina Vittoria erediterà il solo Regno Unito lasciando l’Elettorato tedesco di Hannover ad un ulteriore ramo familiare di linea maschile. (3. Grande-Bretagne in J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe, pp. 24-35).

Notiamo come tracciare l’evoluzione dello stemma dell’Inghilterra medievale prima e del Regno Unito moderno poi faccia un tutt’uno con il ripercorrere le tappe storiche salienti della formazione di una nazione stessa: l’araldica permette di ricostruire così dalla sua prospettiva la storia della Gran Bretagna dal Medioevo fino ai nostri giorni e di individuare i momenti fondamentali che l’hanno scandita.

3. I PAESI BASSI: LA VOCAZIONE IDENTITARIA DI UNA NAZIONE SCRITTA NEL LINGUAGGIO DEL SIMBOLO

Stemma araldico del Regno dei Paesi Bassi

Lo stemma del Regno dei Paesi Bassi deriva dallo stemma familiare della dinastia piccolo-nobiliare dei Nassau. Questa famiglia, che si fonderà alla dinastia degli Orange, e che assieme ad essa costituirà quelli che ancora oggi conosciamo come gli Orange-Nassau, ha svolto un ruolo di rilievo ed avanguardia nel contesto della formazione e dello sviluppo delle Province Unite, delle quali a lungo ed ininterrottamente è stata promossa al titolo di stadholder (equivalente grossomodo a quello di un Primo ministro repubblicano in regime presidenziale), affermandosi poi quale dinastia regnante stessa in quella che comunemente oggi definiamo Olanda. (8. Pays-Bas et Luxembourg in J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe, pp. 71-81).

Le Province Unite sono sette province settentrionali dell’area limitrofa alle Fiandre, le quali aderirono al cristianesimo riformato calvinista nel contesto del dilagare europeo della Riforma protestante costituendosi come stato repubblicano indipendente di fatto in opposizione alla dominazione imperiale cattolica degli Asburgo: in quest’opera di aperta ribellione e guerra di secessione, saranno guidate fino alla loro indipendenza e costituzione poi come Regno ad opera appunto dell’abile leadership degli Orange-Nassau.

Lo stemma originario dei Nassau prevedeva un leone rampante dorato su sfondo blu ad intarsiature auree: i Paesi Bassi ereditano questo stemma, simbolo della dinastia Orange-Nassau, ed aggiungono ad esso la spada levata in attitudine guerriera dalla zampa del leone, simbolo della rivolta anti-cattolica ed anti-imperiale, e le sette freccie strette assieme sull’altra zampa, simbolo queste delle sette province unite in un’unica Lega tesa all’indipendenza; uno stemma che è dunque simbolo dell’identità e della vocazione di una nazione, che dice dell’importanza in essa assunta dalla famiglia che l’ha guidata e che riassume mediante le vesti del simbolo gli attributi essenziali legati alla sua caratterizzazione.

4.LE DUE SICILIE E IL BRABANTE: SCENARI GEOPOLITICI E RELAZIONI DINASTICHE VERSO UN PIÙ AMPIO ORIZZONTE EUROPEO

Stemma araldico del Regno delle Due Sicilie

Da quando, dopo la stagione della Guerra dei Cent’Anni, che segna il punto di snodo tra Medioevo ed Età moderna, il Regno di Francia si costituisce sempre più come identità nazionale compatta e distinta, si fanno evidenti le sue spinte di potenza egemonica su scala europea, in competizione con quel grande potentato rappresentato dall’Impero cattolico a guida Asburgo. È importante, ad esempio, ricordare come da Carlo VIII a Francesco I verrà tentata la sottrazione dell’Italia settentrionale dall’orbita asburgico-imperiale, onde inserirla appunto nell’orbita dell’influenza francese.

I Borbone sono la dinastia nella quale queste aspirazioni emergono con più chiarezza e consapevolezza fino a concretizzarsi in risultati di fatto: Re Luigi XIV, il Re Sole, è ricordato come apice della costruzione dello Stato assoluto francese ed al contempo come emblema tra i più rappresentativi di una politica estera tesa al raggiungimento dell’egemonia politica e dinastica sul piano europeo.

È nel contesto delle Guerre dinastiche del primo Settecento che dapprima Filippo V di Borbone, nipote del Re Sole, scalzerà la linea asburgica sul Trono delle Spagne e in secondo luogo due ulteriori rami cadetti mutuati dalla Spagna borbonica verranno insediati nel Ducato di Parma ed in quello che viene ad essere il Regno delle Due Sicilie. (33. Deux Siciles in J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe, pp. 246-252).

Lo stemma duo-siciliano testimonia la complessità di queste politiche dinastiche, nelle quali prese forma la lotta per l’egemonia su scala europea fra Asburgo e Borbone: in una banda centrale abbiamo sintetizzate la storia del Regno di Napoli (illustrata dallo stemma angioino che associa all’araldo francese la croce dorata su sfondo bianco di Gerusalemme) e quella del Regno di Sicilia (in cui si vedono associate le insegne di Castiglia ed Aragona, e viene riportata l’aquila nera di Manfredi di Sicilia); al tutto si aggiungono, nelle bande laterali ed inframmezzate a quella centrale, oltre alle insegne della Parma borbonica, anche le insegne del Brabante, delle Fiandre, della Borgogna e della Toscana, ossia dei vecchi territori di dominazione asburgico-spagnola rivendicati ora dalla nuova dinastia egemone in Europa.

I Borbone-Due Sicilie non solo si considerano eredi della storia di Napoli e della Sicilia, ma rivendicano anche la posizione su scala europea della loro dinastia, volendosi porre in linea di continuità e successione rispetto alla dinastia imperiale degli Asburgo, alla quale hanno conteso e sottratto le Spagne, rivendicandone i vecchi territori di dominazione. Il loro è uno stemma che narra delle politiche egemonico-dinastiche intercorse a livello continentale tra le più potenti famiglie d’Europa.

Il Leone rampante del Brabante

Venendo, infine, al piccolo territorio del Brabante possiamo notare come il leone rampante che caratterizza il suo araldo divenga modello per tutti i territori limitrofi situati nella zona delle Fiandre, ciò fino a figurare nello stemma stesso del Regno del Belgio. Tuttavia, la cosa più curiosa in merito risiede nella possibilità di ricostruire la storia familiare della dinastia tedesca di Assia nei suoi due rami cadetti principali, ovvero gli Assia-Kassel e gli Assia-Darmstadt. (28. Brabante, Thuringe, Hesse et Lorraine in J. Louda e M. Mclagan, Les Dynasties d’Europe, pp. 211-218).

Situati nell’alta Lotaringia, i territori del Brabante e della Turingia sono governati da due distinte dinastie le quali, imparentandosi, daranno origine alla famiglia degli Assia. Negli stemmi araldici degli Assia-Kassel e degli Assia-Darmstadt figura un leone rampante striato a bande rosse ed argentate; esso altro non è se non il leone di Brabante cui sono stati sovrapposti i colori della Turingia.

Stemmi araldici degli Assia-Kassel e degli Assia-Darmstadt

L’araldo di un territorio ducale minoritario e poco rilevante diviene ora essenziale per ricostruire e spiegare la storia familiare di una delle più distinte dinastie principesche tedesche, che nel territorio da questo contrassegnato trova una parte costitutiva delle sue origini.

Soffermarci analiticamente su quattro distinti esempi di stemmi reali europei dovrebbe a questo punto aver reso l’idea della ricchezza di spunti e possibilità di ricerca che una disciplina come l’araldica può fornire in una ricostruzione della storia umana, ciò non solo in suoi aspetti parziali e settoriali, ma persino nelle più complesse dinamiche di larga portata che l’hanno interessata.

Del resto, gli antichi sovrani che hanno voluto affidare a questa disciplina l’esposizione della propria identità, da essa si aspettavano più di ogni altra cosa proprio la possibilità di narrare e tramandare la memoria storica delle proprie gesta e del proprio posto nel mondo.

PIETROLUIGI MAROZZI