Ridateci le edicole!

C’era una volta una roccaforte tutta squadrata. Torrioni di carta stampata presidiavano il ciglio della strada ed un guardiano, attento e premuroso, vegliava all’interno della fortezza. Un cartello all’entrata girava ad ogni soffio di vento e le feritoie sbucavano qua e là tra gli ammassi di album, giornali e riviste. Quella roccaforte oggi è caduta: niente più giornali, niente più fumetti, niente più sorrisi. La luce all’interno è spenta, il guardiano ha abbandonato la propria postazione, il nemico ha voluto mostrare a tutti la definitiva conquista, affiggendo un manifesto che recita: VENDESI. L’edicola ha chiuso i battenti: una volta per tutte.

Un senso di nostalgia pervade gli animi osservando quel castello, fatto di emozioni e ricordi, oramai in abbandono. L’edicola rappresentava per ognuno di noi non soltanto un semplice luogo, ma una tappa di vita fondamentale. C’era infatti chi vi si recava tutte le mattine per uscirne con il classico fagotto di quotidiani sotto il braccio, chi invece aveva l’appuntamento fisso con la propria rivista settimanale o mensile. E poi come non citare il rapporto con “l’edicolante di fiducia”: diretto, con il sorriso stampato sul volto e l’immancabile disponibilità “a prendere gli arretrati”. L’edicola era anche il “ce l’ho” e “mi manca” di intere generazioni di bambini e ragazzi, che si affacciavano a quel piccolo edificio come pellegrini diretti ad un santuario di figurine. L’etimologia del nome stesso rimanda infatti a significati profondi e religiosi, quando con il termine edicula si indicava il tempietto posto a difesa di una statua o di un’effigie sacra. Un luogo di culto che si trovava in punti particolari, il più delle volte nei pressi degli incroci e che rappresentava un punto di riferimento per la gente di campagna. E, a posteriori, l’edicola qualcosa di sacro lo aveva eccome. Quel “qualcosa di sacro” che corrispondeva a spontaneità, semplicità e fiducia. La spontaneità nel recarsi con piacere in un luogo sentito come una seconda casa. La semplicità nella forma degli spazi ma anche del gesto, quello di recarvisi, ripetuto con una cadenza precisa e diventato un’abitudine di cui non si riesce più a farne a meno. La fiducia riposta nell’edicolante da parte del cliente, fatta di tutte quelle riviste “messe da parte”, di tutti quei titoli ordinati “solo per te”, di tutti quegli arretrati desiderati e ottenuti nel giro di poco tempo. 

Una roccaforte che spesso e volentieri rappresentava un prezioso avamposto nelle zone di provincia più remote. Quasi ogni piccolo borgo o paese contava questo piccolo angolo: il forno, la scuola, il barbiere, l’edicola. Nel giro di qualche anno invece si è assistito ad una desertificazione progressiva, tant’è che oggi incontrare un’edicola lungo la strada è diventato se non impossibile comunque molto difficile. Prima di imbattersi in una di esse, è obbligatorio farsi chilometri di strada e in più di un caso si tratta di un’edicola “snaturata”, magari di una sezione in cui semplicemente si vende qualche giornale, inglobata da un centro scommesse, da una tabaccheria o addirittura da un supermercato, a sua volta parte minuscola di un centro commerciale. Ebbene sì, può capitare, oramai, che il punto più vicino per acquistare un quotidiano o il fumetto collezionato da una vita, sia proprio un centro commerciale. Rimbambiti dalla musica in sottofondo e soffocati dalla folla frenetica, si giunge all’area supermercato. Una volta districatoci tra i meandri degli scaffali in serie, dopo pacchi di patatine e bevande di ogni sorta, il “settore edicola” è in fondo, mesto e in silenzio, abbandonato a se stesso e trascurato dagli occhi dei più. Dopo aver preso, se presente, ciò che si desidera, ci si mette in cammino per dirigersi alla cassa. Qui vi attende una stanca cassiera che ripete i propri gesti come fosse in una catena di montaggio, stanca e con gli occhi abbassati. Nella peggiore delle ipotesi, ad aspettarvi è una modernissima cassa automatica che vi richiede i soldi necessari mentre vi stampa uno scontrino, con in vista un sensazionale QR Code da far passare nei tornelli come verifica dell’avvenuto pagamento. 

Un lento e inesorabile declino dovuto ad un insieme di fattori, i quali avevano come logica conseguenza la forte riduzione o addirittura la scomparsa di un’istituzione concreta, paesana, popolare come l’edicola. Le grandi trasformazioni che hanno cambiato la società nell’ultimo decennio hanno influenzato profondamente le capacità di sopravvivenza delle edicole. La spinta sempre più forte della globalizzazione, la concentrazione dei servizi e la scomparsa di tante piccole-medie attività hanno inevitabilmente investito anche le edicole. A questo è impossibile non aggiungere la digitalizzazione di riviste e quotidiani, il trasferimento della lettura dal concreto materiale cartaceo alla dimensione eterea del web. La possibilità di consultare in qualsiasi momento e di accedere senza troppi problemi ad una grande varietà di contenuti, ha indubbiamente influito sul declino della vendita dei giornali, già di per sé guardati sempre più con diffidenza a causa del livello scadente in cui è sprofondato il giornalismo. Il quadro è completato se si pensa anche alla disaffezione nei confronti della lettura diffuso nei giovanissimi e in una larga fetta della popolazione. I fumetti e le rivste rappresentavano per l’adolescente di qualche anno fa un genere di consumo tra i più diffusi, una passione ed insieme una distrazione diventate tipiche di intere generazioni. Uno dei fumetti più popolari in assoluto come Topolino, ad esempio, ha scandito una delle tappe fondamentali della vita di milioni di bambini e ragazzini italiani, al pari delle saghe di marca Bonelliana come Tex o Dylan Dog. 

Un destino quindi che sembrava essere scritto e che, alla luce degli ultimi eventi e cambiamenti, non può far altro che consolidarsi. Se da una parte l’inevitabile nostalgia ci assale alla triste vista di piccoli scheletri vuoti ma pieni di ricordi, dall’altra questa situazione di decadenza ci obbliga ad apprezzare maggiormente le edicole rimaste, a sostenere e confrontarsi con gli ultimi proprietari: stendardi di un periodo che non c’è più e lanterne in mezzo ad un mondo in tramonto. 

ROBERTO LAMPONI