Cristina Trivulzio: una donna del Risorgimento

La “prima donna d’Italia”: così una delle figure più importanti del Risorgimento italiano, Carlo Cattaneo, definì Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Cristina fu giornalista, scrittrice, fervente patriota ed anche educatrice. Una personalità veramente eclettica che trova riscontro nella varietà della sua produzione, la quale spazia dagli articoli in giornali e riviste a romanzi ed interventi di varia tipologia. Il suo contributo alla causa risorgimentale non ha un aspetto meramente “teorico” ma anche un risvolto “pratico” non indifferente, un pensiero che non esita a diventare azione. In altre parole Cristina, ad una partecipazione fatta di scritti, ipotesi o semplici incoraggiamenti, affianca l’interventismo più deciso e una determinazione che la rendono protagonista degli eventi. 

F. Hayez, Cristina Belgiojoso Trivulzio, cm. 136 x 101, Proprietà privata, Firenze

Nella movimentata biografia di Cristina un ruolo importante è occupato dalla trasformazione della sua abitazione parigina in un vero e proprio salotto culturale. Infatti attraverso questo nucleo centrale riuscì a riunire le personalità più diverse, creando un luogo di confronto e dibattito di assoluto rilievo. In questo contesto trovano un appoggio personaggi di primo piano della vita culturale e politica italiana. Tra questi è possibile elencare Cavour e Gioberti, Niccolò Tommaseo e Piero Maroncelli ma anche il giurista Pellegrino Rossi, Terenzio Mamiani (scrittore, politico e cugino di Leopardi), Marco Minghetti (figura di spicco della Destra storica) ed infine Giuseppe Ferrari (filosofo e politico della Sinistra). A questi si aggiungono molti intellettuali francesi come lo storico Augustin Thierry, François-Auguste Mignet, Guizot, Tocqueville, Villemain, Balzac, Fauriel. La varietà e l’importanza dei nomi rendono Cristina a tutti gli effetti «una delle dominatrici della scena mondano-intellettuale parigina» e nel periodo «dal 1831 al 1840 si può dire che tutto l’ambiente dell’emigrazione italiana gravitasse intorno a lei […] e che non le fosse estraneo nessuno dei letterati francesi anche minori» (Cristina di Belgiojoso, Il 1848 a Milano e Venezia, 2011, p. 9). La sua instancabile attività di giornalista le rende possibile la pubblicazione di articoli ed opere, diventando direttrice di alcuni giornali (tra cui si ricorda «La Gazzetta italiana» e «L’Ausonio») con lo scopo primario di portare all’attenzione la condizione politica, sociale ed economica dell’Italia nei salotti europei. Il suo pensiero, rivoluzionario e democratico, affronta i temi più scottanti e dibattuti del periodo, ed è proteso verso cambiamenti radicali della società. La spinta rivoluzionaria è, però, spesso e volentieri bilanciata da un realismo politico e da un pragmatismo che rendono Cristina un’attenta osservatrice degli eventi in corso, in special modo a ridosso della prima guerra d’indipendenza. Agli inizi del 1848 si reca a Napoli per cercare di trasferire la sede dell’«Ausonio», ma quando scoppiano i primi tumulti a Milano il richiamo all’azione è troppo forte e decide di rendersi protagonista. Un numero abbastanza nutrito di volontari, circa 200, alla notizia che Cristina avrebbe partecipato attivamente alle azioni militari in Lombardia, decide di partire insieme a lei: un intero corpo di giovani volontari che prenderà poi il nome di “Divisione Belgiojoso”. Quando Cristina entra a Milano viene accolta da una folla in tripudio e comincia a collaborare anche con il Governo Provvisorio.

È proprio in questi momenti decisivi per il buon esito della sollevazione contro gli Austriaci che traspare tutto l’acume politico della Belgiojoso. Nonostante, come si è detto, le sue idee rivoluzionarie, Cristina è consapevole del fatto che senza l’appoggio ai Savoia l’unità della penisola è destinata a rimanere un mero miraggio. La presa di posizione più moderata è ben riassunta nell’editoriale del suo giornale in cui scrive «l’Unità d’Italia come scopo; la monarchia come mezzo onde ottenerla prima, e conservarla dopo» (Nota biografica in Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Rachele. Storia lombarda del 1848, 2012, p. 31). Le sue idee di radicale innovazione investono necessariamente anche la forma politica della futura Italia, ma allo stesso tempo rimangono ancorate alla situazione reale. Negli scritti sulla sollevazione milanese spesso e volentieri critica l’operato del Governo Provvisorio, non comprende alcune scelte (tanto politiche quanto tattiche e militari) e ripete più volte di far affidamento sull’ardimento dei corpi volontari. Le funeste divisioni e il dibattito su quale assetto istituzionale l’Italia dovesse adottare devono lasciar spazio ad una rafforzata unione. Cristina illustra le correnti maggioritarie all’interno dello schieramento anti-austriaco e le divergenze esistenti tra monarchici e repubblicani, quasi a volersi proporre come intermediaria tra le due “fazioni”. 

Cristina di Belgiojoso (Francesca Inaudi) nel film Noi Credevamo (2010) regia di Mario Martone

Si è già detto in precedenza dell’indissolubile binomio tra teoria ed azione che caratterizza Cristina per tutto l’arco  della sua vita. A conferma di ciò vi sono anche il deciso intervento a sostegno della Repubblica Romana (anche se non mancano forti critiche nei confronti di Mazzini), e il suo operato sociale nella cittadina di Locate, luogo di una residenza di famiglia. A Roma è designata Direttrice Generale del neocostituito Comitato di Soccorso ai Feriti, gestendo le ambulanze e controllando ben 12 ospedali militari. Cristina si prodiga incessantemente nei soccorsi, e rivolge un accorato appello alle donne romane affinché diventino protagoniste attive degli eventi e si rechino quindi all’Ospedale dei Pellegrini per fabbricare le cartucce necessarie con le quali difendere la città. Ma ancora più interessante è il progetto sociale che prende forma a Locate negli anni 1840-1844. Cristina rimane subito impressionata dalle miserevoli condizioni dei bambini, dei contadini e delle classi più povere, scrivendo che “pochi parlavano, pochi stavano in piedi, pochi non avevano febbre e piaghe… tutti urlavano e s’imbrattavano” mentre ora “incominciano a leggere, a numerare ed a conoscere il catechismo; questo catechismo non mi soddisfa pienamente, ma non mi attento a toccarlo” (C. di Belgiojoso, Il 1848 a Milano cit., 201, p. 19). Cristina apre inizialmente un asilo infantile ma nel giro di qualche anno il progetto si allarga fino ad assumere proporzioni veramente importanti: lei stessa inizia a paragonarlo ad un esperimento sociale basato sulle innovative idee del filosofo francese Charles Fourier e sul concetto di falansterio. Il pedagogista e politico Ferrante Aporti descrive chiaramente i risultati raggiunti dalla Belgiojoso:

Ha aperto un asilo infantile il 4 dicembre a tutte sue spese con 54 fanciulli (maschi e femmine); ha aperto scuole elemntari per maschi e femmine, due scuole superiore l’una per femmine, l’altra per maschi, e una scuola di lavori femminili (novembre 1843): vi sono ammesse tutte le ragazze che escono dall’asilo durante e dopo il corso della scuola comunale sino al giorno del loro matrimonio. Ai giovinetti si appresta nelle scuole fondate nel novembre 1843 un’istruzione che si basa sugli elementi di geometria applicata alla pratica agraria, poi v’è una scuola di canto. Il maestro è lei stessa, la principessa. A queste istituzioni, che tendono particolarmente a allevare le nascenti generazioni, vi sono congiunte quelle, il cui fine è soprattutto di procacciare soccorsi e benessere alle famiglie già ormate, e sono queste: il pubblico scaldatoio, la distribuzione delle minestre, la prestazione gratuita delle medicine e la cura dei malati, le doti, il vestito gratuito alle fanciulle più povere, la somministrazione di lavoro. Lo scaldatoio è un’ampia camera capace di 500 persone, illuminato da lampade, per cui le persone possono attendere ai propri lavori e portarvi le culle dei propri bambini, sottraendoli così al fetore e all’aria malsana. Attigua allo scaldatoio v’è la cucina pubblica, nella quale vengono distribuite tutti i giorni le minestre contro determinato compenso. Nelle sale del castello c’erano pure laboratori per pittori, per restauratori di quadri, per legatori di libri; il parco era aperto ai bambini del paese (C. di Belgiojoso, Il 1848 a Milano cit., 2011, pp. 20-21). 

Tra il 1866 e il 1869 pubblica Sulla moderna politica internazionale, Osservazioni sullo stato attuale dell’Italia e del suo avvenire e Della presente condizione delle donne e del loro avvenire. In quest’ultimo scritto, Cristina passa in rassegna tutte le costruzioni attribuite alle donne dalla società e dagli uomini, opponendosi al fatto, ad esempio, che alle donne fosse concesso di occuparsi soltanto di alcune discipline e che per altre fossero invece considerate inadatte. La donna non coincide con il vecchio assioma “leggerezza, incostanza e volubilità” ma è “la creatura più tenace, la più costante, la più irremovibile nei suoi propositi”. È necessario quindi che la condizione della donna registri un miglioramento materiale e sociale ma anche e soprattutto morale e scevro da pregiudizi. La Belgiojoso è convinta che cambiamenti del genere siano necessar,i ma che vadano realizzati per gradi perché “le riforme fatte in fretta hanno quasi sempre infelice successo, e distolgono i più animosi dal ripeterle”. Anche perché la donna occupa un ruolo fondamentale nelle dinamiche familiari e sociali tanto che la Belgiojoso si domanda: 

Se un gran numero di madri di famiglia sciolte per legge da ogni obbedienza al marito e da tutti i doveri, i quali sin qui loro incombevano, si accendessero subitamente di passione per quelli studi virili che potessero aprir loro la via ai pubblici officii, alle pubbliche carriere? Chi si sostituirebbe alla madre nelle cure e nella educazione dei figli, mentre la madre educherebbe se stessa a vita diversa? Chi si sostituirebbe alla moglie nella fiducia del marito, nel governo della casa?

Cristina giunge quindi alla conclusione che “tante cose posano sopra codesta condizione femminile che non si può distruggerla ad un tratto, senza recare immensi danni alla società” ma “conviene invece camminare adagio, togliere ad una ad una le pietre che possono essere tolte all’odierno edifizio sociale, senza cagionarne l’intera rovina”. Al suo tempo affida quindi soltanto il compito di dimostrare “che la mente femminile non è naturalmente e necessariamente inferiore alla virile”, confidando nell’avvenire. 

ROBERTO LAMPONI

Bibl. consigliata: oltre alle fonti citate nel testo si rimanda anche a A. Petacco, La principessa del Nord. La misteriosa vita della dama del Risorgimento: Cristina di Belgioioso (2009) e M. Fugazza, K. Rorig, a cura di, La prima donna d’Italia. Cristina Trivulzio di Belgiojoso tra politica e giornalismo (2011).