La scommessa dell’UE contro il cambiamento climatico

Chi inquina pagherà di più. Questa l’idea alla base delle nuove politiche sul clima presentate dalla Commissione europea lo scorso 14 luglio. “Fit for 55” non è un programma di tonificazione muscolare per persone di mezza di età, bensì il pacchetto di misure che l’esecutivo europeo vorrebbe mettere in campo per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Obiettivo finale: raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Anche le altre due più grandi economie mondiali, nonché le due principali responsabili di emissioni di CO2, la Cina e gli Stati Uniti, si sono impegnate a raggiungere il target di emissioni zero entro la metà del secolo, ma la Commissione a guida von der Leyen è determinata ad assumere il ruolo di leader nella lotta al cambiamento climatico. Non a caso, è la prima a svelare il suo piano verde.

Il Green Deal europeo, il “pacchetto dei pacchetti”, fortemente voluto dalla Presidente von der Leyen sin dall’inizio del suo mandato, ma rimasto fino a questo momento in secondo piano a causa della pandemia, è composto da 12 proposte che si prospetta cambieranno a fondo la vita di noi cittadini europei. 

Stabilire che chi inquina paga vuol dire concretamente che chi vuole produrre emissioni di CO2 dovrà comprarle. Lo si potrà fare attraverso il meccanismo di ETS, o Emission Trading System, attraverso cui viene stabilito il prezzo di ogni emissione. Il sistema, precedentemente applicato solo alle industrie, viene ora esteso al trasporto marittimo, aereo e navale, e al riscaldamento domestico. 

In particolare, poi, la Commissione punta a ridurre le emissioni provenienti dal trasporto stradale. Le auto private contribuiscono per il 12% al totale delle emissioni dell’Unione, perciò ridurre l’impatto che queste hanno sull’ambiente è cruciale se si vogliono raggiungere gli obiettivi prefissati. Nel nuovo pacchetto viene stabilito che le emissioni prodotte dalle automobili dovranno diminuire del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2035 rispetto ai livelli odierni. Ciò vuol dire che le auto prodotte a partire dai prossimi 13 anni dovranno essere a emissioni zero: niente più diesel o benzina. Si tratta di un cambiamento non da poco, che richiede di essere accompagnato da misure che rendano la transizione più morbida. Nella pratica si parla di investimenti sulle auto elettriche, con l’impegno da parte della Commissione di aumentare i punti di ricarica su tutto il territorio. Fino ad allora, in ogni caso, la tassa minima sui carburanti verrà aumentata: da 0,359 a 0,385 per la benzina e da 0,35 a 0,419 per il diesel. 

Non si tratta però solo di aumentare i costi per chi vuole inquinare di più, ma anche di incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili. L’Unione europea fa ancora troppo affidamento sui combustibili fossili per produrre l’energia di cui ha bisogno. Per questo motivo la Commissione propone di aumentare le quote di energia prodotte da fonti rinnovabili, passando dall’odierno 32% ad un 40% del totale. 

Altra importante misura prevista dal pacchetto è quella del meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera. Per quanto il commissario all’economia Gentiloni abbia specificato che non si tratta di un dazio ma di una misura ambientale, di fatto si tratta di una tariffa applicata ai prodotti non UE che hanno standard ambientali inferiori a quelli previsti all’interno dell’Unione. Non c’è da stupirsi pertanto se tale meccanismo ha già suscitato qualche agitazione dall’altra parte dell’Atlantico. 

È chiaro che tutti questi cambiamenti porteranno con sé dei costi e che saranno i cittadini a doverli sostenere. Le famiglie saranno infatti chiamate a cambiare la propria vettura, a pagare di più per il carburante e ad ammodernare il sistema di riscaldamento domestico. Per compensare l’impatto economico che tutte queste misure avranno sui privati, la Commissione prevede l’istituzione di un Fondo Sociale per il cambiamento climatico. Quest’ultimo metterà a disposizione 72 miliardi per il periodo 2025-2032 e sarà finanziato da parte delle entrate provenienti dal nuovo meccanismo di ETS. La Presidente von der Leyen ha più volte infatti sottolineato che la transizione verde deve essere equa e che nessuno dovrà essere lasciato indietro nel corso di quella che si prospetta essere una trasformazione radicale dell’economia e del modello sociale europeo.

Le misure del nuovo pacchetto sono davvero imponenti e per questo motivo non sarà facile procedere alla loro attuazione. Si prospettano lunghi e complessi negoziati sia in Consiglio che al Parlamento europeo. Già alla vigilia della presentazione del pacchetto, durante una riunione dell’esecutivo UE, si sono alzate diverse voci dissonanti. Il commissario austriaco Johannes Hahn ha addirittura votato contro le nuove misure. Ma la sua non è stata l’unica voce fuori dal coro. Diversi altri commissari si sono detti perplessi rispetto ad alcune misure che, secondo i loro pareri, imporrebbero dei costi eccessivamente elevati su famiglie e aziende. 

Il Green Deal, dunque, parte in salita, ma il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, la mente dietro al pacchetto verde, è ben cosciente del fatto che la strada per l’approvazione sarà lunga e tortuosa. L’obiettivo finale non è però rimandabile. Quella contro il cambiamento climatico è la vera sfida di questa generazione e l’Europa non può più restare a guardare.

CHIARA CIUCCARELLI