È un Paese per vecchi

In Italia siamo sempre meno e sempre più vecchi. La notizia non giunge di certo nuova al paese più anziano d’Europa, il secondo nel mondo. Da tempo, infatti, la demografia ci avverte dei rischi derivanti dalle dinamiche demografiche in atto nella nostra penisola: da una parte un bassissimo tasso di fertilità, con un numero medio di figli delle donne di cittadinanza italiana pari a 1,18; dall’altra una popolazione sempre più vecchia, con 14 milioni di anziani over 65, che rappresentano il 22,8% della popolazione totale (Istat, 2020).

Per gli esperti del settore, i dati relativi alla demografia dell’Italia sono incontrovertibili. Eppure, le statistiche recentemente pubblicate dell’Istat sull’impatto della pandemia di Covid-19 sulle dinamiche demografiche del nostro paese hanno messo in luce come mai prima d’ora la drammaticità della crisi demografica italiana.

“Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia, un massimo storico di decessi dalla secondo dopoguerra e una forte riduzione dei flussi migratori”. Si apre così il report pubblicato lo scorso 26 marzo dall’istituto nazionale di statistica. Detto in altri termini, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza nazionale. Nell’anno della pandemia, infatti, i nuovi nati sono stati quasi la metà dei decessi: 404.104 i primi, 746.146 i secondi. Facendo due conti, il saldo naturale tra nati e morti ammonta a -342 mila unità, un valore inferiore, dall’unità d’Italia, solo a quello del 1918 (-648 mila unità), quando l’epidemia di influenza spagnola determinò il decesso di 1.3 milioni di italiani.

 In particolare, le nascite registrano un nuovo record negativo dall’unità d’Italia: scendono del 3,8%, circa 16 mila unità in meno rispetto al 2019. Valori percentuali inferiori rispetto agli stessi dell’anno precedente si registrano in quasi tutti i mesi del 2020 ma a novembre e dicembre il calo delle nascite è particolarmente accentuato. Tenendo conto che i nati di questi ultimi due mesi corrispondono ai concepimenti di marzo e aprile, i primi mesi del lockdown, ed essendo la pandemia, ahimè, ancora lontana dall’estinguersi, non c’è da aspettarsi dati positivi circa l’andamento delle nascite nel 2021.

 In che cosa si traduce questo calo delle nascite in concreto? L’Istat ce lo spiega in maniera molto semplice. Succede che alla fine del 2020 la popolazione residente in Italia è inferiore di 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno: è come se avessimo perso, nell’arco di dodici mesi, l’intera città di Firenze. Per la prima volta da nove anni, per di più, siamo scesi sotto la soglia dei sessanta milioni.

 Certo questi dati fanno impressione ma con un numero di nuovi nati in constante diminuzione da ben dodici anni e una delle aspettative di vita tra le più alte in Europa c’è poco da stupirsi. Come già sottolineato, i demografi insistono da decenni sulla necessità di attuare nuove politiche di contrasto alla crisi demografica italiana. Purtroppo, la demografia sembra non essere una disciplina molto ascoltata nel nostro paese. L’aspetto inquietante è piuttosto rappresentato dalle previsioni per gli anni a venire. Se non si agisce in tempi brevi, i nuovi nati saranno condannati a farsi strada in un paese dove gran parte della popolazione sarà costituta da anziani. Già oggi l’età mediana dell’elettore è di 51 anni. Nel 2040 sarà pari a cinquantasette anni.

Tutti questi numeri hanno un peso nella misura in cui influiscono su vari aspetti della nostra società: la sostenibilità, o meglio, in questo caso, l’insostenibilità del sistema pensionistico, l’organizzazione del sistema sanitario nazionale, la partecipazione alla forza lavoro, l’imprenditorialità, l’innovazione, l’organizzazione dei sistemi formativi. Su tutti questi fronti incombe il “malessere demografico” (Golini, 2019) del nostro paese. Detto in altri termini, una popolazione sempre più anziana ha un costo e diventa perciò sempre più urgente portare il tema al centro del dibattito pubblico e politico.

 Contrariamente a quanto è stato più volte affermato in passato, la demografia non è un destino; fronteggiare il calo demografico del nostro paese non è una missione impossibile. Un primo passo potrebbe essere semplicemente quello di tendere l’orecchio verso chi ha competenza in materia e iniziare a discutere pubblicamente di proposte concrete. L’Italia ha di fronte a sé una grande sfida.

Bibliografia consigliata

A. Golini, M. V. Lo Prete, Italiani poca gente. Il Paese ai tempi del malessere demografico, Luiss University Press, 2019.

CHIARA CIUCCARELLI