La Partita Doppia: storia di una rivoluzione dimenticata

Ammetto di essere di parte, ma trovo sconfortante come la partita doppia non sia mai stata riconosciuta tra le grandi innovazioni che hanno radicalmente cambiato la nostra vita, nonostante governi quotidianamente le nostre esistenze. Essa è presente in tutto ciò che fa riferimento alla contabilizzazione di denaro, dal vostro cedolino paga fino al vostro conto corrente, ma probabilmente non ve ne siete nemmeno mai accorti.

La necessità di tenere una contabilità è nata nel momento in cui le popolazioni hanno iniziato a creare delle economie di mercato non più legate semplicemente al baratto. Troviamo i primi esempi di una rudimentale contabilità nell’antica Mesopotamia e nell’antico Egitto dove gli scribi, tra i loro compiti, avevano la gestione delle contabilità agricole (R. Camodeca, Il Bilancio dello Stato nel sistema della ragioneria pubblica, 2005). Ovviamente i Romani non sono stati da meno, la riscossione dei tributi necessitava di una rendicontazione, sicché vennero create le figure dei “Calendarii” ovvero di coloro che tenevano i registri, di fatto un antenato del nostro ragioniere (E. Luchini, Storia della ragioneria italiana, 1898). Una prova della presenza di una contabilità d’affari non legata esclusivamente alle finanze pubbliche, la troviamo nel Nuovo Testamento, dove San Paolo, nelle Lettera ai Filippesi (4,15), ringrazia i cittadini di Filippi che gli avevano concesso credito per la sua attività apostolica «quando partì dalla Macedonia, nessuna Chiesa mi aprì un conto di Dare o Avere se non voi soli».

Saranno dapprima le grandi abbazie benedettine e successivamente le grandi città mercantili, tra cui Venezia, a creare propri sistemi contabili con specifiche finalità economiche. In quell’epoca gran parte dei grandi maestri contabili erano proprio i religiosi, chiamati “abachisti (M. Ciambotti, Cenni di Storia della ragioneria e della professione contabile con particolare riferimento alla realtà marchigiana, 2007), essendo le abbazie le  uniche vere e proprie aziende dell’epoca, secondo la concezione moderna del termine.

In un simile contesto emerge la figura di Fra’ Luca Pacioli, il quale nella sua opera principale la “Summa de Arithmetica, Geometria, Proportioni et Proportionalita” (1494) teorizza per la prima volta la partita doppia. Il Pacioli, toscano di origine, scrive il trattato mentre si trovava a Venezia e nella Summa non fa altro che sintetizzare “la scuola veneziana” ovvero il sistema contabile che i mercanti veneziani utilizzavano: una rendicontazione a sezioni contrapposte a due pagine (che poi diventerà il dare e l’avere nella partita doppia) e l’utilizzo di libri contabili quali il brogliaccio per scritture elementari e il libro mastro o il libro giornale per le scritture complesse (C. Antinori, La contabilità pratica prima di Luca Pacioli: Origine della Partita Doppia, 2004).

Per la prima volta era stato codificato, in maniera chiara ed univoca, un sistema di gestione contabile e lo si rendeva fruibile ad una vasta platea. Fu una rivoluzione epocale che omologò e fece scomparire tutte le varie scuole contabili italiane, non soltanto per la teorizzazione scritta fatta dal Pacioli.

La grande innovazione della partita doppia a sezioni contrapposte era quella di evidenziare in maniera immediata eventuali squilibri economici, in quanto la somma di una sezione deve essere necessariamente uguale all’altra e ciò legava tale metodo «ad una arida efficienza» e doveva essere «Bussola morale, il cui uso dimostrava la rettitudine di coloro che la usavano», come scriveva lo stesso Pacioli.

I banchieri fiorentini iniziarono ad utilizzare tale strumento contabile, abbandonando i propri sistemi e trasferendo la partita doppia, con poche sostanziali modifiche, fino ad oggi.

Anche se a prima vista può sembrare che la partita doppia abbia creato nei confronti degli altri sistemi contabili una situazione di “vendor lock in” (ossia una situazione di monopolio creato dall’utilizzo all’interno di un mercato del medesimo servizio o prodotto dallo stesso fornitore, tale da non permettere l’ingresso di nuovi soggetti), non sono mancati tentativi di creare sistemi alternativi nel corso dei secoli: su tutti la partita tripla di Fedor Eserskye la partita quadrupla di Francesco Marchi (S. Coronella, Spigolature: la partita tripla e la partita quadrupla, 2014).

Tali sistemi hanno avuto scarsa fortuna poiché sia l’Eserskyche il Marchi avevano appesantito la struttura della partita doppia aumentandone la portata informativa sinottica con ulteriori informazioni, sicché un sistema che doveva essere semplice ed immediato diventava complesso e non facilmente comprensibile, contravvenendo alla sua reale natura. In conclusione, la partita doppia è stata la risposta semplice ad un’esigenza primordiale come quella di tenere conto dei propri affari e forse per tale motivo ha potuto resistere per sei secoli alle grandi innovazioni del nostro tempo, tanto da diventare un elemento tanto insostituibile quanto invisibile nella vita di tutti i giorni.

JACOPO LANCIONI