Un viaggio tra mare e monti: Emanuele Luciani e G.A.L.E.E. Sibilline

Il banchetto lungo il Corso, la vela della sua “galea” accarezzata da qualche breve folata di vento. Alla nostra sinistra lo sguardo di Sisto V fa capolino dalle arcate delle loggette ed osserva con attenzione la piazza sotto ai suoi piedi, in fermento per il consueto mercatino del giovedì. Emanuele è già pronto, cappello in testa e sorriso accogliente, mentre aspetta qualche curioso turista per un viaggio nella Fermo romana o tra le onde dell’Adriatico. Un signore anziano si avvicina lentamente, tenendo la mano alla nipotina desiderosa di visitare la Sala del Mappamondo. Uno scambio di battute, un gesto semplice eppure così importante. Seguo gli occhi dolci della bambina che si appresta a salutarci e inizio il percorso accompagnato dalle parole di Emanuele.

Andiamo per gradi, direi innanzitutto di partire dal nome. Perché G.A.L.E.E. Sibilline?

Perché considero il nome un trait d’union tra mari e monti. La galea era infatti un tipo d’imbarcazione che solcava le acque del Mediterraneo mentre con l’aggettivo “Sibilline” penso sia chiaro il rimando ai nostri monti. Un nome, insomma, che rappresenta una straordinaria specificità del nostro territorio ovvero la capacità di unire “mari e monti”. In più G.A.L.E.E. è un acronimo che riassume tutte le esperienze che cerco di offrire: Gastronomia, Arte, Letteratura, Esperienza Ecosostenibile. È proprio l’esperienza che a me interessa: il mio obiettivo è infatti di regalarne una sempre diversa in base all’ospite che accolgo nella nostra terra.

Com’è nata la volontà di mettere in piedi un’attività del genere?

In realtà è stata un’idea che ha preso forma in maniera abbastanza strutturata. Dopo aver terminato gli studi in Archeologia presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Macerata (ex sede di Fermo), ho conseguito anche il patentino da guida naturalistica. Già dalle prime esperienze però non ho sottovaluto l’aspetto imprenditoriale ed infatti ho sempre cercato di collaborare con varie ditte. Poi gradualmente ha cominciato a prendere forma l’idea di un potenziale “pacchetto giornaliero” fino a quando, facendomi un po’ di coraggio, ho aperto finalmente la mia ditta nel 2019. Il mio intento principale era proprio quello di creare una linea comune tra mare, borghi e montagna. Questo perché credo fortemente che nelle Marche non disponiamo di una “grandissima eccellenza” ma abbiamo tante piccole meraviglie che, se scoperte insieme, possono veramente offrire un’esperienza a 360° del nostro territorio.

Progetti ed idee affascinanti, ma credo presentino inevitabilmente anche parecchie difficoltà…

Sì, le difficoltà sono tante. Una delle principali è sicuramente la concezione di “turismo” da parte di enti e microenti. Dai piccoli Comuni alle comunanze agrarie, dai parchi alle riserve: tutti guardano una piccola porzione di turismo e quasi sempre in modo istituzionale. La realtà dei fatti è però che il turismo è anche economia, è qualcosa che produce economia. Un turismo imbrigliato negli enti è molto difficile da proporre, soprattutto quando è così radicato in un territorio specifico.

Quindi il solito problema della burocrazia, del distacco tra teoria e realtà?

Esattamente. Inoltre i Comuni spingono per delle cose che non rappresentano la realtà. I nostri competitors sono proprio i Comuni: non è realistica una cosa del genere. Dovremmo essere aiutati in modo tale da svolgere al meglio la nostra attività. Non parlo del lato economico ma in termini di “facilitazione” (segnaletiche, siti). Un esempio pratico: dal 2014 sono abilitato come guida naturalistica ma non sono presente nel sito del Comune di Fermo perché si considera soltanto il territorio provinciale. L’abilitazione mi è stata sì concessa dalla provincia di Ascoli Piceno ma all’interno di un pacchetto nazionale: non risulto però nei siti istituzionali di Fermo perché ho conseguito il patentino ad Ascoli.

Si può dire quindi che in generale sia assente una visione d’insieme?

Assolutamente. Ripeto che manca anche la capacità di capire che il turismo è economia. In quanto ditta faccio iniziative e fatturo mentre i Comuni fanno iniziative e spendono soldi, spesso mediante associazioni pubblico-private che ricevono finanziamenti pubblici, locali e regionali, che potrebbero essere risorse importanti per persone che, come me, hanno scelto di rendere questo settore una vera e propria professione.

Per quanto riguarda invece le differenze con altre regioni? Ad esempio la Toscana…

Ho affrontato molto seriamente e più di vent’anni fa il discorso della Toscana. Io credo che siamo indietro anche rispetto all’Umbria, vista la mancanza di coordinazione. Devo dire però che qualche città si sta muovendo piuttosto bene. Ascoli ha organizzato un tavolo di lavoro con guide turistiche, naturalistiche ed associazioni di categoria, cercando di far leva sulle caratteristiche principali di ognuno e promuovendo al massimo le iniziative dei singoli. Urbino allo stesso modo sta lavorando abbastanza bene, anche se limitata al contesto cittadino mentre Ascoli sta cercando di allargare il proprio raggio d’azione a tutta la provincia e lo ritengo davvero un esempio da seguire. La città di Urbino ha guide turistiche professionali, eccellenti e molto preparate ma nei paesi limitrofi non c’è nulla. In alcune situazioni i tour operator del Pesarese hanno contattato la mia azienda perché c’è poca propensione ad uscire dalla nicchia della città. Fermo, Macerata e direi anche Ancona non hanno ancora ben chiaro quale sia il modello da seguire. In generale c’è bisogno di un’idea imprenditoriale seria e di una visione condivisa da valorizzare con Enti, Comuni e Regioni.

Curiosando nel tuo sito, mi ha colpito molto la questione legata alla Dieta Mediterranea. Potresti illustrarla?

La Dieta Mediterranea è stata validata scientificamente dal fisiologo Ancel Keys e dal nutrizionista Flaminio Fidanza. Da questo punto di vista, anche se ben pochi lo sanno, la città di Montegiorgio ha avuto un ruolo di primo piano. Proprio qui infatti sono state condotte le ricerche (per quasi cinquant’anni) del Seven Countries Study da cui scaturì il concetto di Dieta Mediterranea. Dal 2015 esiste l’associazione “Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea” con lo scopo di diffondere il fatto che questa validazione scientifica è stata raggiunta proprio nel nostro territorio. La validazione ha fatto sì che la Dieta Mediterranea diventasse Patrimonio UNESCO. Ho collaborato e collaboro con questa associazione e l’idea della mia azienda è nata anche dalle esperienze che mi legano a questo contesto.

Territori e Dieta Mediterranea davvero un connubio interessante: è possibile valorizzarli insieme?

Cerco di offrire, come già detto prima, tutto quello che l’acronimo della mia azienda riassume: l’insieme delle nostre caratteristiche. Queste esperienze le rendo poi fruibili agli occhi di chi non ci conosce attraverso, per così dire, concetti “più famosi” quali la Dieta Mediterranea ma che sostanzialmente rispecchiano la nostra realtà. Un esempio sono i vegetali: le valli marchigiane si caratterizzano per l’agricoltura sostenibile e biologica. La Regione sta investendo con l’obiettivo di rendere le Marche una tra le regioni più biologiche. La Dieta Mediterranea, e aggiungerei anche l’arte, diventano gli “specchietti per le allodole” per far scoprire questo substrato forte e tutte le esperienze che ne derivano.

Hai partecipato a fiere ed eventi anche all’estero: quali sono le reazioni più comuni?

Ho notato che all’estero il primo pensiero che la gente esprime è l’incredulità. L’incredulità del fatto che un’azienda possa proporre un’offerta così ricca e variegata, credo anche perché sia un modello che non possiedono pienamente. A Poznan, grazie ad un Erasmus Plus, ho presentato la mia attività e mi hanno scelto proprio come modello aziendale. Un’offerta così diversificata però può essere anche limitante: una persona è abituata ad osservare una determinata cosa (un quadro o un monumento). Ad esempio a Pisa si pensa subito alla Torre ma ci si accorge poco della Piazza dei Miracoli, eppure è il contesto naturale della prima. Questa sintesi di varie esperienze è un punto di forza quando i turisti vengono nel territorio ma può d’altra parte rappresentare una difficoltà nel proporsi all’estero. Non hai una città preponderante come Firenze, al massimo Urbino o Ascoli. Proporre Fermo è molto difficile anche se, una volta giunti qui, sono davvero tutti molto entusiasti.

Secondo le tue esperienze, noti un maggiore interesse per l’area costiera oppure per la montagna?

Direi che c’è un maggiore interesse per l’area montana, alla quale cerco di unire, prima o dopo la passeggiata,  la singolare bellezza dei borghi. Visitare i borghi significa anche far vedere il sorriso e soprattutto le rughe della gente di montagna che aiutano a far capire in profondità le nostre vite.

Potresti raccontarci un evento tipo?

Volentieri. Potrei raccontarvi una passeggiata sul monte Sibilla. È un’escursione classica che si può fare con o senza guida, una delle più semplici da fare nelle nostre montagne. Qual è il vantaggio di farla con una guida? Il racconto. Durante questa passeggiata ho deciso di parlare della cavalleria. Ho quindi iniziato il racconto da “ Il cavaliere di bronzo” di Puškin per poi arrivare al “Don Chisciotte” di Cervantes ed alla cavalleria idealizzata. Arrivati in cresta, il racconto continua con la nascita degli ordini cavallereschi e dei Templari. Ovviamente è impossibile non citare l’epopea del Guerrin Meschino e tutte le leggende che aleggiano nei monti Sibillini. In questo contesto concludo con una parte più conviviale a Montemonaco e qui mi ricollego al discorso della microeconomia: la scoperta o la riscoperta di un territorio poggia anche sui piccoli negozi ed attività.

Vari fattori, tra cui la pandemia, non hanno di certo aiutato un territorio in sofferenza. Tra le conseguenze anche una “silente migrazione giovanile” verso altre regioni italiane o all’estero. Un consiglio per un giovane che volesse intraprendere un’attività simile, magari rimanendo in questi territori?

Perseveranza, professionalità e fiducia: queste sono le caratteristiche fondamentali. Chi vive di turismo vende anche esperienze ed emozioni e deve cercare di farle vivere anche agli altri. Per questo è necessario essere sempre felice e perseverare in quello che si sta facendo. La professionalità richiede un impegno continuo che si dispiega nel creare contatti, ottenere più patentini e certificazioni possibili. Infine bisogna avere fiducia e fidarsi del proprio istinto, proprio come in montagna.

ROBERTO LAMPONI