Dialogo di un passante con l’artista Giovanni Ercoli

Passando a piedi per Via Crollalanza ho notato una presenza incongrua sul marciapiede dove recentemente è stato tagliato un albero: un curioso consesso, e un foglio di carta posto a terra, con due sassi sopra per fermarlo, e la scritta:

PER FAVORE, NON DISTRUGGETE L’OPERA.

Il foglio era datato e firmato. Dopo breve ricerca ho avuto modo di dialogare con l’autore.

PASSANTE. Mi ha inquietato quella cosa disposta sul marciapiede. Non mi è chiaro il senso.

AUTORE. è un punto di attenzione.

P. Che cosa intende?

A. Attraverso questa operazione vorrei appunto generare un punto di attenzione, in modo che un evento qualsiasi – in questo caso l’abbattimento di un tiglio che stava lì da molto tempo prima che nascessimo – non passi inosservato come un evento di nessun conto che non riguarda anche le nostre vite: ma, al contrario, ci interroghi sulle conseguenze anche di piccoli fatti che potrebbero sembrare di poca o nessuna importanza per noi.

P. Bene, è riuscito a destare la mia attenzione, ma ancora non capisco che cosa vuole dirci.

A. Facciamo una premessa. Il giorno 25 giugno alle tre circa, vicino alla rotonda di Santa Caterina la notte si è illuminata di luce proiettata da potenti fari; come fosse la scena di un film d’azione, la notte si è riempita di voci e rumori stridenti di seghe elettriche, e in meno di un’ora il tiglio era sparito: letteralmente, anzi no, era rimasto un pezzetto di ramo caduto casualmente sulla strada sottostante, Via Pisacane dove abito.

P. Si sarà trattato di un albero pericolante, forse malato.

A. Probabilmente è così ma tutto, nonostante lo strepito, è rimasto sotto silenzio. Come il fatto che nella stessa via negli anni scorsi sono stati tagliati diversi alberi e non ripiantati. Sappiamo che una città è come un organismo vivente composto principalmente da esseri umani, certo, ma anche da monumenti che sono la sua storia architettonica, una memoria della città come elemento organico che ci racconta anche chi siamo; e alberi anche, i quali vegliano su di noi, c’insegnano la pazienza, migliorano la qualità della nostra vita, visivamente prima di tutto: pensate alle mura medioevali di via Crollalanza senza il loro corollario di tigli, quanto risulterebbero più povere.

Gli alberi producono del buon ossigeno che contrasta, come tutti sanno, gli effetti negativi del traffico urbano. Sarebbe poi bello accorgersi di quanto sia buona l’aria, inebriante; in un anno   sono circa otto milioni i respiri di una persona, e questo vuol dire che noi viventi siamo in uno scambio continuo con l’ambiente che ci circonda.

P. Va bene, ma perché quei buffi pupazzetti?

A. Guardi, confesso che la mia reazione è stata più istintiva che meditata; ho preso questi nove “bambini” di cui disponevo già – sono calchi in terracotta – li ho disposti in circolo su ciò che restava del tronco, intorno al midollo raggiante del tiglio, in modo che le loro piccole braccia aperte – come ha detto Marco, il nipote di Luana – abbracciassero un’assenza, l’albero che non c’è più, ma che visivamente è ancora presente.

P. È vero, sembra proprio così, adesso che mi ci fa pensare.

A. Nella mia intenzione questi piccoli personaggi – alcuni con un braccio mutilato, come un ramo tagliato – devono dare l’idea di essere sorti dal moncone stesso del tronco: piccoli elfi, come tante saghe legate alla mitologia soprattutto nordica ci narrano, insistendo sulla capacità metamorfica dell’elemento vegetale (vedi Ovidio, Le metamorfosi).

P. Bene, adesso comincia a chiarirsi il senso della sua operazione; ma quel bassorilievo che ha posto al centro del midollo che cosa vuol dirci?

A. Come vede è una manina che regge una piuma, forse una foglia, comunque qualcosa di molto leggero che ci parla di quanto sia effimera l’esistenza di tutti i viventi, esposta all’imprevisto. Qualcosa che attiene all’immaginazione, ad una magia vegetale intesa nel senso della sua capacità potenziale di rinascere da se stessa, incurante delle azioni umane.

È vero che la mano è tronca, ma al contempo la figura, con la sua foglia o piuma che sia, introduce un motivo di speranza almeno, se non di rinascita: come mi ha suggerito il signor Dario che spesso passa a piedi davanti a casa mia, il quale mi ha anche detto che quando si è accorto del taglio dell’albero si è sentito come uno di quei bambini elfi, disorientato e sgomento.

P. Adesso tutto è chiaro.

A. Beh, tutto chiaro davvero non può essere, diciamo che ho offerto alcuni spunti di possibili interpretazioni. Volevo soltanto innescare attraverso il segnale dell’opera una pro-vocazione, affinché ognuno, in rapporto alla propria sensibilità, sapere e vissuto esistenziale, partendo da dati oggettivi ricevesse la sua suggestione, poiché l’interpretazione di un’opera, di un’immagine, è sempre aperta. Ecco perché all’inizio ho parlato di punto di attenzione.

Accorgersi di qualcuno, di qualcosa, a volte può essere decisivo.

LA REDAZIONE