Incognita Football

Che quanto accaduto nella note tra il 18 e il 19 aprile di quest’anno avesse radici profonde non è mai stato un segreto. Certo, che se fosse vero quanto riportato da Tariq Panja sul New York Times circa un possibile coinvolgimento della FIFA nella formazione della Super Lega, il mondo del calcio ne uscirebbe piuttosto scosso. A nulla infatti varrebbero questa volta i toni stizziti di Čeferin (Presidente UEFA) contro i “secessionisti”, se venisse confermata l’identità del soggetto W01, la cui approvazione alla costituzione della Super Lega viene ritenuta dagli stessi fondatori «an essential condition for the implementation of the SL project». Qualche dubbio in realtà già serpeggiava: gli stessi vertici della UEFA, secondo Le Monde, avevano definito, con appena un filo d’ironia, «très pondéré» (troppo misurato) il comunicato stampa diramato dalla FIFA nel day after. Per ora, da Nyon non sono pervenuti commenti circa il coinvolgimento di Gianni Infantino, anzi sembra che Čeferin voglia stemperare gli animi.

Dal pugno di ferro a “la Convention”

Il 21 maggio, appena il giorno dopo l’articolo sul NY Times, la UEFA emette un comunicato, dai toni costruttivi e concilianti, che annuncia l’imminente convocazione di una convention continentale sul futuro del calcio. Si partirà a luglio con un primo giro di consultazioni per poi proseguire, ipoteticamente, per buona parte del 2022 e vi parteciperanno, in qualità di osservatori, esponenti delle Istituzioni UE e FIFA. In agenda i temi caldi di questi mesi: sostenibilità finanziaria, distribuzione dei ricavi, competitività, riforma della governance e maggior sostegno al calcio femminile. Un’apertura da parte della UEFA nei confronti dei club europei che potrebbe mettere fine alle tensioni.

Juve, Barcellona e Real Madrid non sembrano d’accordo, tanto da portare la questione SL direttamente alla Corte di Giustizia europea, per una presunta violazione delle norme UE sulla concorrenza da parte di UEFA e FIFA. Ora, palla ai giudici.  

I tifosi

Il mondo del tifo organizzato non aveva tardato a condannare l’ipotesi di un torneo dei migliori e, forse grazie anche all’esempio del modello tedesco in cui questi partecipano, con una rappresentanza, alla gestione dei club, sono stati coinvolti nella “Convention” da cui dovrebbe nascere il calcio del futuro. Certo che per ogni progetto a lungo termine bisogna partire dalle fondamenta, dai valori da seguire e da ispirare.

Non per voler essere banali, ma se si ripartisse proprio dal legame che sussiste tra una squadra di calcio e i propri tifosi? Pensiamoci bene, in questi decenni abbiamo visto più volte, nel bene e nel male, quanto siano intense le reazioni e le emozioni suscitate da questo sport; lo intuì, forse per primo, un grande innamorato di calcio ed esponente di primo piano della cultura italiana del secondo Novecento: Pier Paolo Pasolini. Tifosissimo del Bologna, discreto calciatore, affermò, durante un’intervista poi passata alla storia, «Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» (contributo dell’autore su Il Giorno, 3 giugno 1971). Parole, queste, in cui sarebbe facile annegare, tante sono le considerazioni sociopolitiche e storiche capaci di suscitare e che sintetizzano al meglio l’influenza di questo gioco sulla società. Tutto sta nella presenza ingombrante di quell’aggettivo “sacra”, parola pesante, estranea dal mondo dei baby milionari in tacchetti e calzoncini, ma che, invece, continua a concretizzarsi sui campi di tutto il globo, dai vicoli delle favelas fino alle zolle dell’Old Trafford.

Nel frattempo, in Italia…

Mentre tra Nyon e Zurigo rifanno il football a suon di querele e intrighi di palazzo, in Italia qualcosa si muove. In quel di Bergamo, la Dea è la dimostrazione che una strategia a lungo termine può, con pazienza, dare i suoi frutti; infatti, pur non possedendo ancora la consapevolezza delle realtà storiche del nostro campionato, l’Atalanta si è guadagnata il diritto di sognare in grande. Meritatamente campioni d’Italia, i Nerazzurri di Milano, si trovano già costretti a “fare cassa”; la vera sfida per l’Inter, al netto delle discutibili regole dell’imprenditoria cinese, è dimostrare che la squadra di quest’anno non è solo frutto di un buon mercato ma di un vero e proprio nuovo corso che merita continuità. La Juventus, regina della Serie A, spodestata dal suo trono dopo ben 9 anni, rischia di perdere Ronaldo. CR7 era giunto a Torino col suo corredo di auto sportive e sponsor da capogiro per assicurare al palmares bianconero una Champions League che manca da 25 anni ma che, malgrado i denari (cfr. PSG, Manchester City, ecc…), non è arrivata. Che i soldi non fanno la felicità, almeno non solo, lo sanno bene i Rossoneri che, dopo anni di sofferenza sportiva e dirigenziale, sembrano aver trovato la quadra. Centrale per il nuovo Milan sarà ripartire dalla “Maglia” e dalla sua identità, sullo stimolo dell’eccezionale attaccamento dimostrato dai tifosi.

Il calcio riparte da qui

Alla luce di questa decisione potrebbe essere letto il mancato rinnovo di Gigio Donnarumma; certo, le pretese  del titolare azzurro e del suo famigerato procuratore, Mino Raiola, avevano ben poco di accettabile, ma a noi piace pensare che questa vicenda possa inaugurare una nuova stagione.

La presa di posizione della società, in effetti, ha avuto il plauso di tanta parte del mondo calcistico, come se finalmente ci si fosse accorti di nuovo dell’importanza di quegli aspetti che rendono il calcio, per tornare a Pasolini, una “rappresentazione sacra” e che, nonostante l’assedio dei dollari, si rifiutano di essere messi in vendita. Forse è proprio questo che li rende sacri, forse quindi non sbaglieremmo, mutuando da un altro grande della lettteratua, americana questa volta, ad esclamare, come una speranza o una rivelazione: «The football is holy because it is not for sale» («The temple is holy because it is not for sale», Ezra Pound, Cantos).

ETTORE PELATI