La risposta del nichilismo ante litteram di Jean Paul Richter

1. La ragione biografica

Jean Paul (1763-1825) fu un prolifico autore della stagione romantica in Germania. La sua ricerca espressiva si carica di una riflessione a carattere filosofico di fronte alla perdita di senso insinuata da una serie di eventi tragici che rendono vano anche il tentativo di trovare conforto nella fede.

Appare legittima, dunque, l’idea per cui le trasposizioni letterarie di Jean Paul trovino radicamento nella sua esperienza soggettiva, e di conseguenza occorre riconoscere il fatto che la sua vicenda personale sia stata il motivo fondante per lo sviluppo di temi che lo rendono anticipatore del nichilismo otto-novecentesco. (J. Paul, Tre scritti sul nichilismo, 2019).

Del resto anche Debenedetti riconosce l’esistenza di un rapporto diretto tra biografia e letteratura, arrivando ad elaborare la figura del personaggio-uomo propria ai romanzi moderni. Questo stesso personaggio, in quanto alter-ego, non rappresenta un modello, un esempio dell’esito di quel processo di ricostituzione dell’identità ormai dissolta. Al contrario, interrogandoci e sollecitandoci, anch’egli non è in grado di darci risposte. (G. Debenedetti, Il personaggio-uomo. Prefazione di Raffaele Manica, 2016).

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Heirich Pfenninger – Jean Paul (1798)

2. La rivelazione del sogno 

Nelle opere di Jean Paul è fondamentale la dimensione conoscitiva del sogno, nonostante egli non arrivi mai a formulare una vera e propria teoria onirica. Il sogno è sempre in stretta relazione con la realtà vissuta, in un processo di superamento della stessa e, contemporaneamente, di approdo a una dimensione in cui l’io raggiunge una prospettiva distaccata su di sé e su ciò che lo circonda. 

La dimensione onirica, infatti, sembra in grado di riprodurre la realtà,  ma al contempo ne fa parte, producendo nell’essere umano una condizione di dubbio e di insensatezza, come già esprimeva più di un secolo prima Calderón de la Barca nella sua opera teatrale. Il dramma spagnolo, però, avvalora una visione del mondo un po’ troppo ingenua, in cui l’uomo alla fine riesce ad affermare il proprio volere sulla forza cieca della predestinazione, pur rimanendo vincolato alle leggi morali e religiose nell’esercizio del libero arbitrio. 

Il pensiero di Jean Paul, invece, è vicino al disincanto nietzschiano quando riconosce non solo l’insensatezza della vita umana, ma soprattutto accetta l’impossibilità di uscire dalla condizione di immanenza a cui l’uomo non può sottrarsi. 

Il sogno è manifestazione e luogo dello sdoppiamento proprio di ciascun individuo, e consente un addentrarsi nell’io più profondo, fino all’apparente possesso di sé. Infatti, solo nella relazione con l’altro balena la possibilità di cogliere il fondamento del proprio io, ma presto si manifesta l’inconsistenza di questa alterità, simboleggiata dagli occhi vuoti di Dio.

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Johann Heirich Füssli – L’incubo (1781)

3. Dal tema del doppio al principio di immortalità

Emerge la crisi della coscienza, non solo in quanto principio unitario, ma come fondamento assoluto del sapere, e viene meno il principio fichtiano che garantisce l’unità dell’io e la sua attività produttiva.

L’instabilità esistenziale prelude, inevitabilmente, all’incontro con il proprio doppio, che assume qui la forma del Cristo morto. La prospettiva nichilista, dunque, capovolge il rapporto di somiglianza tra l’uomo e Dio espresso nel racconto della Genesi: è Cristo che diventa il “doppio” dell’uomo. 

Non c’è più differenza tra vita terrena e vita ultraterrena. Il principio di immortalità  sorto da questa forma di ateismo non è basato su ragioni salvifiche, ma connaturato alla natura umana, e quindi necessario. 

In termini sicuramente più poetici, si tratta di una conclusione molto simile a quella di Nietzsche riguardo alla dottrina dell’eterno ritorno. In entrambe la visioni si riconosce la mancanza eterna del senso, che comporta l’affermazione di una temporalità non più distesa linearmente verso un fine e un finale. 

Ecco perché con la negazione di un principio divino ci si riscopre immortali ma si perde il presente, restando immersi nella solitudine, e avvertendo il senso di lutto dovuto alla scomparsa del proprio padre.

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Yaroslav Gerzhedovich – Doppelgänger (2012)

4. La risposta definitiva 

La presa di coscienza riguardo alla perdita di Dio non può essere assunta come motivo di emancipazione da parte dell’uomo, perché significherebbe ammettere il superamento della condizione di ambivalenza che abbiamo detto essere congenita e non emendabile. 

La ragione può soltanto prendere atto della morte del padre, mentre il sentimento si rivolge alla figura della madre, manifestazione concreta dell’amore.

Solo attraverso l’amore l’uomo non si lascia precipitare nell’abisso della disperazione, e recupera quella dimensione di senso che gli restituisce dignità e spirito vitale. È ciò che si rivela a Jack O’Brien, protagonista del film The Tree of Life di Terrence Malick, quando riesce ad assumere su di sé l’esperienza del male e della morte, riconciliandosi con sé stesso e con la propria famiglia. In questo senso, appare eloquente la composizione XV dei Canti spirituali di Novalis: 

«Ti vedo in mille immagini,/Maria, amabilmente figurata,/ma nessuna può rappresentarti/quale la mia anima ti ha veduta./So solo che il tumulto del mondo/da allora mi è svanito come un sogno,/e un cielo d’indicibile dolcezza/mi sarà nell’animo per sempre.» (Novalis, Inni alla notte. Canti spirituali. Traduzione e cura di Susanna Mati. Testo originale a fronte, 2012).

Dunque, non si tratta meramente, di fare affidamento sulle ragioni del cuore, o piuttosto di compiere un processo di sintesi. Per poter rispondere all’insensatezza dell’esistenza umana, occorre  penetrare fino in fondo la dimensione del nichilismo, per arrivare a riscoprire la consistenza data dalle esperienze di amore, prima fra tutte quella materna.

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Pinturicchio – Madonna della pace (1490 ca.)

FRANCESCA TRAPE’