La radice totalitaria del fondamentalismo islamico

Il concetto di “totalitarismo” indica un sistema politico che prevede una forma di potere assoluto, tipica della società di massa, che non si accontenta di controllare la società, ma pretende di trasformarla in nome di un’ideologia onnicomprensiva. Già Giovanni Amendola, in un articolo del 1923 per «Il Mondo», definiva il fascismo un “sistema totalitario” perché pervaso dalla «promessa del dominio assoluto e dello spadroneggiamento completo ed incontrollato nel campo della vita politica ed amministrativa».

L’aggettivo “totalitario” dagli anni Trenta si estese a connotare anche nazismo e comunismo. Si è in presenza di uno stato totalitario quando questo presenta caratteristiche che ricordano l’esperienza tedesca e russa: un’ideologia ufficiale, la preminenza di un partito unico sullo Stato, la presenza di polizia segreta, il monopolio dei mezzi di comunicazione, il controllo centralizzato di tutte le organizzazioni politiche, sociali, culturali, economiche e, infine, la subordinazione delle forze armate al potere.

A partire dai fatti dell’11 Settembre 2001 sembra essersi «riattivato il vecchio arsenale ideologico antitotalitario, adesso rivolto contro la nuova, terribile minaccia che incombe sulla civiltà occidentale» (E. Traverso, Totalitarismo, 2015). Il crollo delle Twin Towers è apparso all’opinione pubblica come un segnale rivelatore della natura ideologica del fondamentalismo islamico, quasi equiparabile al delitto Matteotti o alla Notte dei Cristalli. Da quel giorno il mondo musulmano è stato studiato attraverso le categorie ideologiche europee.

Eisenstadt fu tra i primi a riconoscere un «carattere altamente ideologico-totalitario» del fondamentalismo, che cerca «di costruire un universo in sé conchiuso che perimetra e organizza chiaramente tutte le arene della vita» (S.N. Eisenstadt, Fondamentalismo e modernità, 1994). 

Nel tentativo di comparare i due fenomeni, però, una interpretazione del fondamentalismo come totalitarismo risulterebbe discutibile, considerando alcuni elementi.

In primo luogo, nel totalitarismo è la politica ad assumere un carattere sacro, si tratta di un’ideologia laica che sostituisce quella tradizionale dopo un processo di secolarizzazione e, per questo, è definita “religione politica”. Nel fondamentalismo, al contrario, la religione utilizza il potere politico per causare un risveglio religioso ed è definito “politicizzazione della religione”. Segue, poi, una diversa prospettiva temporale secondo cui, se l’ideologia totalitaria è proiettata verso il futuro per spiegare ciò che diviene e coltivare il mito di un uomo nuovo, il progetto fondamentalista è incentrato sul passato per riportare la società alla purezza originaria. Riguardo alle tradizioni, invece, la continua “riscrittura della storia” da parte del totalitarismo, contro le contraddizioni del reale che non rispecchiano i dettami dell’ideologia, si contrappone al Testo Sacro, assolutamente intoccabile. Per finire, si differenziano per il rapporto con la democrazia. Rispetto ai fascismi, il fondamentalismo non nasce in reazione alla democrazia o dalla sua crisi, bensì in sua mancanza. I regimi insorgono in opposizione alle dittature, perciò «è incompleto affermare che il fondamentalismo islamico insorga contro le democrazie occidentali, poiché queste si presentano al mondo musulmano con un volto anti-democratico» (E. Traverso, Totalitarismo, 2015).  

Nonostante queste differenze, non è difficile riconoscere una “vocazione totalitaria” nel fondamentalismo. Entrambi i regimi pretendono di propugnare una interpretazione unilaterale della realtà, che comporta il disprezzo verso tutto ciò che può contraddire l’ideologia. Il pluralismo viene considerato un’insidia poiché fornisce molteplici risposte di senso e a questa avversione si unisce un’azione catalizzata al suo contrasto e annullamento. Questi regimi condividono, inoltre, la pretesa di rigenerare moralmente la società presente, ritenuta corrotta, attraverso una missione salvifica che prevede l’edificazione di un nuovo tipo di uomo e di Stato. Questa stessa missione è alla base della legittimazione ultima dei regimi, poiché viene dall’alto sembra non aver bisogno di un’approvazione popolare. 

La società è attiva e partecipe nella formazione di un nuovo ordine sociale e culturale, la comunità è oggetto e portatrice della missione di salvezza; mentre il singolo individuo, al contrario, è reso superfluo in nome del bene comune, sottomesso alla causa e alla comunità. Entrambi, poi, tendono a trasformare i simboli dell’identità collettiva e della struttura istituzionale, per costruire un nuovo ordine sociale. I regimi condividono anche alcuni orientamenti ideologici universalistici, negando l’importanza e il significato di qualsiasi confine nazionale o politico. Da non dimenticare, inoltre, che l’esperienza di simbiosi tra religione, politica e modernità ha esercitato una profonda influenza sia sulle religioni politiche sia sui fondamentalismi, che tendono quindi a «coniugare fanatismo e tecnologia, mito e organizzazione, sacralità e modernità» (E. Gentile, Le religioni della politica, 2007). Per concludere, questi regimi soffrono della “sindrome del nemico” e, per questo, attuano un processo paranoico volto alla continua ricerca di qualcuno da colpevolizzare, al quale imputare la responsabilità dei problemi: i nemici sono oggettivi, non hanno responsabilità reali, ma sono avversari per definizione ideologica.

Gerhard Richter, September, 2009

Il fondamentalismo appare dunque in paradossale analogia con i movimenti e i regimi totalitari, principalmente di sinistra, e si caratterizza per una forte predisposizione a sviluppare una visione totalitaria del mondo, a ricostruire completamente l’ordine sociale e politico, con un forte zelo universalistico e missionario. Questo orientamento, però, è visibile soprattutto nel tentativo di ridefinire il centro della società, di cancellare ogni autonomia e nella sacralizzazione del centro: lo scopo da raggiungere è l’espansione della missione salvifica. 

BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA

ANTONINI ERICA, Il progetto totalitario. Politica e religione nella cultura moderna, Milano, Franco Angeli Editore, 2006.

ARENDT HANNAH, Le origini del totalitarismo, Torino, Edizioni di Comunità, 1999.

BERMAN PAUL, Terrore e liberalismo. Perché la guerra al fondamentalismo è una guerra antifascista, Torino, Einaudi, 2004.

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EISENSTADT SHMUEL N., Fondamentalismo e modernità. Eterodossie, utopismo, giacobinismo nella costruzione dei movimenti fondamentalisti, Roma – Bari, Laterza, 1994.

ELORZA ANTONIO, La religione politica. I fondamentalismi, Roma, Editori Riuniti, 1996.

FORTI SIMONA, Il totalitarismo, Roma – Bari, Laterza, 2001.

GENTILE EMILIO, Le religioni della politica. Fra democrazie e totalitarismi, Roma – Bari, Laterza, 2007.

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PACE ENZO, Il regime della verità. Mappa ed evoluzione dei fondamentalismi religiosi contemporanei, Bologna, Il Mulino, 1998. 

TIBI BASSAM, Il fondamentalismo religioso alle soglie del Duemila, Torino, Bollati Boringhieri, 1997.

TRAVERSO ENZO, Totalitarismo. Storia di un dibattito, Verona, Ombre Corte, 2015.

VALENTINA PIETRANGELI