Covid-19: effetti sull’economia 

L’epidemia di COVID-19 ha interessanti analogie e differenze con SARS e MERS, altre due malattie respiratorie causate dai Coronavirus che hanno creato delle vere e proprie pandemie nel corso della storia.

Il direttore generale dell’OMS ha affermato che il Covid-19 non è mortale quanto SARS e MERS: oltre l’80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Tuttavia, nel 14% dei casi il virus causa effetti molto gravi, con polmonite e respiro corto, e circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo. Nel 2% dei casi riportati di Covid-19 il virus è risultato fatale, con maggiore incidenza nei pazienti anziani e minore nei bambini.

Ciononostante il numero totale di casi di Covid-19 è risultato più alto per via della difficoltà nell’individuare e contare i casi lievi ed asintomatici. Inoltre, l’insufficiente capacità di identificare il COVID-19 in Cina indica che molti casi sospetti e diagnosticati clinicamente non sono ancora stati contati.

La pandemia in questo anno ha scavato un solco profondo nell’economia mondiale e in particolar modo nel nostro Paese, stravolgendo l’intera geografia occupazionale italiana e comportando singolari condizioni di lavoro e la conseguente crisi di moltissimi settori.

Secondo le indicazioni preliminari comunicate dall’ISTAT nel 2020, il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.651.595 milioni di euro correnti, con una caduta del 7,8% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è diminuito dell’8,9%.

Nel primo trimestre 2021 il Pil italiano ha registrato una flessione dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e una contrazione dell’1,4% nei confronti del primo trimestre del 2020.

I cali del fatturato hanno colpito tutti i settori rilevati, risultando particolarmente marcati in quelle attività maggiormente interessate dai provvedimenti di chiusura per il contenimento dell’emergenza sanitaria. 

Gli effetti economici più devastanti riguardano le attività legate al turismo. La quota di chi segnala seri rischi di chiusura è risultata maggiormente elevata nelle attività delle agenzie di viaggio (oltre 73%), in quelle artistiche e di intrattenimento (oltre 60%), nell’assistenza sociale non residenziale (circa 60%), nel trasporto aereo (59%), nella ristorazione (55%). 

Per quanto riguarda invece il comparto industriale, risaltano le difficoltà della filiera della moda, in particolare l’abbigliamento (oltre 50%), le pelli (44%) e il tessile (35%).

D’altro canto però alcuni settori sono stati “avvantaggiati” dall’emergenza sanitaria: infatti questa situazione ha favorito l’uso dei servizi telematici e ciò ha comportato un boom del digitale. Soltanto per il mese di gennaio 2021, l’Istat indica una riduzione del 3% delle vendite al dettaglio, mentre lo shopping online è cresciuto del 38,4%: una tendenza confermata in tutti i mesi del 2020.

Altro settore che ha subito un incremento importante è quello del trading finanziario online, con il broker eToro che ha comunicato di aver superato i 20 milioni di utenti. 

Si aggiunge a questi il gioco d’azzardo online: nel 2020 la spesa nel gioco online è salita 46,4% rispetto al 2019, con un volume di 1,2 miliardi di euro e un deciso spostamento degli utenti dai centri fisici alle piattaforme digitali.

Secondo l’analisi di Salesforce, da aprile a luglio 2020 le piattaforme di commercio elettronico hanno avuto una crescita del 71% rispetto al 2019.

Uno dei servizi più in crescita rimane quello del food delivery: secondo l’Osservatorio e-commerce B2C del Politecnico di Milano e di Netcomm, solo in Italia il comparto segna introiti da 566 milioni di euro con una crescita del 56% rispetto al 2018.

Infine dobbiamo ricordare che per fronteggiare questa emergenza sono state utilizzate delle procedure straordinarie di reclutamento per il potenziamento delle varie reti di assistenza territoriale e dei reparti più in difficoltà. Per la campagna vaccinale sono state inoltre assunte altre figure professionali in ambito sanitario.

Tramite la ricerca Jobs on the Rise 2021 Italia, condotta dal social network professionale LinkedIn, è emerso che i ruoli professionali e gli ambiti lavorativi che hanno registrato la crescita maggiore in Italia durante l’ultimo anno sono quelli connessi all’istruzione, alla medicina specializzata, al marketing digitale, ai servizi creativi e al supporto alla clientela.

Sitografia 

https://www.istat.it

https://business.linkedin.com/it-it/talent-solutions/resources/talent-acquisition/jobs-on-the-rise-cont-fact

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4077

FRANCESCA ROMANA SILVESTRINI